|
Oggi
esistono seri indizi che inducono a credere che effettivamente creature
extraterrestri visitarono la Terra in un passato più o meno remoto;
ma è un fatto che ancora tali indizi restano elementi slegati fra
loro, tessere di un mosaico che deve ancora essere ricostruito.
Nessuno - e perciò neanche noi - può dunque, oggi, ergersi ad assoluto
interprete di tali indizi i quali, appunto in quanto tali, non hanno
finora acquisito il valore di prove concrete e definitive.
Ma queste «prove indiziarie» che domani potrebbero trasformarsi
in elementi probanti a tutti gli effetti, non possono e non devono
essere ignorate. Lo dimostra il fatto che oggi più che mai, in Occidente
come ad Est, archeologi ed etnologi ipotizzano, onde giustificare
elementi e reperti sconvolgenti, un contatto dell'Homo Sapiens con
creature in possesso di una tecnologia superiore; esseri evidentemente
originari di altri mondi.
«L'uomo è stato civilizzato da esseri extraterrestri»,
affermò il dottor Roger W. Wescott, quattro volte laureato al l'Università
di Princeton e presidente del Dipartimento di antropologia alla
Drew University di Madison. Egli propugnò la sua tesi nel libro
«The divine Animal», in cui sostiene che esseri provenienti da un
altro mondo hanno civilizzato l'uomo 10 mila anni fa, ma lo hanno
poi abbandonato a se stesso quando si è dimostrato un cattivo allievo.
Wescott, che è anche consulente scientifico dei principali centri
di indagine americani sugli oggetti volanti non identificati (U.F.O.),
ha detto che la sua spiegazione dovrebbe essere presa in logica
considerazione assieme alle altre spiegazioni sulla civilizzazione
dell'uomo.
E la sua ipotesi è tutt'altro che infondata. Le cronache del passato
sono eloquenti al riguardo.
«...
Eodem millesimo (1487) d'augusto. Apparve una matina dui here inance
di una stella granda, la quale venia de verso la montagna e andava
verso Ravenna; certo parea una pavagliotta (farfalla) che volasse
per l'aria. Io la vido... como li altri. Certo parea come una rota
da carro, e durò circa un bon miserere. Alcuni dicono che più de
meza hora prima l'avevano veduta a la montagna....».
Così
si esprime, nelle sue Cronache Forlivesi , lo storico Leone
Cobelli, nel XV secolo.
I «dischi» e i «sigari» volanti non sono allora un fenomeno nuovo
per l'umanità? In effetti una casistica imponente sembra provarlo
al di là di ogni ragionevole dubbio.
«
Brillano improvvise in cielo le travi di fuoco...» ci dice infatti
Plinio («Storia naturale», Libro 2, 26) che, come certi scienziati
odierni, cercò di spiegare la natura del fenomeno «... quelle
travi che i greci chiamano 'doxous'...».
E ancora: «Un oggetto di forma circolare simile ad un 'clypeus'
(lo scudo rotondo dei legionari romani) fu visto attraversare il cielo
da oriente a occidente...». Questo brano riferentesi ad un evento
del 98 a.C. è tratto dal Cap. 105 del Libro dei Prodigi dello
storico romano Giulio Ossequente; e la sua, anche se resta forse una
delle più interessanti, non è certo la sola opera che riporta antiche
testimonianze sconcertanti per la loro impressionante e ben difficilmente
casuale somiglianza con le odierne apparizioni di UFO.
Ma
il fatto più inquietante è che simili descrizioni si incontrano
anche nei Testi Sacri che sono alla base del nostro patrimonio spirituale.
Leggiamo infatti negli scritti dei cronisti presenti alla battaglia
di Lepanto, il decisivo evento storico che arrestò la conquista
turca dell'Europa:
«...
Nelle prime ore del 16 settembre 1571 la grande flotta cristiana
lasciò Messina, passò la notte successiva nei pressi di Reggio,
indi riprese la navigazione, disturbata dal maltempo che l'obbligò
a ripararsi a ridosso della costa calabrese. Le tre squadre del
grosso avevano la formazione in linea di fila, le navi ammiraglie
in testa. Di notte le galee capofila accendevano tre grandi fanali;
le navi serrafila issavano una grande lanterna all'albero di maestra.
A Capo Colonne, la notte avanti il il settembre, era il cielo tutto
sereno, il vento di tramontana freschissimo, le stelle chiare e
scintillanti; ed ecco nel mezzo dell'aria fiamma di fuoco si lucente
e sì grande, in forma di colonna, per lungo tempo fu da tutti con
meraviglia veduta, onde gli spettatori, come da prodigiosa apparizione,
ne tiravano felici auguri di gran vittoria. Stimavano che la colonna
di fuoco guidar dovesse l'Armata cristiana sul mare, come guidò
il popolo d'Israele nel deserto. E tanto più si addentravano nei
pronostici di siffatto segno, quanto che da molti altri era stato
in poco tempo preceduto... ».
Così
narra P. Alberto Guglielmotti, lo storico della Marina
Pontificia, sulla scorta delle trattazioni del Sereno e del Caracciolo,
testimoni oculari. Un accostamento fra questa cronaca del XVI secolo
e l'Antico Testamento, quale è d'altronde sottolineato dallo stesso
storico, non è comunque inopportuna o fuori luogo: ce lo conferma
autorevolmente Aimé Michel; «credevo» egli scrive «di
essere stato il primo ad aver descritto nel mio libro il gran Sigaro
delle Nubi. Ma lettori, più al corrente di me dei testi sacri, mi
hanno fatto notare che tale descrizione esiste già, punto per punto,
nelle narrazioni di Mosè, Esodo e Numeri. Essi c'erano dunque già
trentadue secoli fa?».
Com'è
noto, l'eminente studioso francese fu tra i primi ad indicare, negli
UFO a forma di sigaro osservati clamorosamente fin dal 1952 ad Oloron
e Gaillac, delle «astronavi-madre» extraterrestri in manovra con
i loro apparecchi.
In
«La Bibbia aveva ragione», Werner Keller ci ha dimostrato come
i testi biblici siano fondamentalmente precise testimonianze storiche,
nelle quali ben poco c'entra la leggenda e il mito.
Orbene, oggi chi vuole interpretare storicamente la Bibbia tenendo
conto della fenomenologia UFO non può non porsi degli interrogativi
sconvolgenti che necessariamente impongono un attento riesame di
fatti offuscati dal leggendario e dal fantastico. «Ed il Signore
li precedeva, segnando la strada, di giorno in una colonna di nubi,
e di notte in una colonna di fuoco, per esser loro di guida nel
viaggio...» leggiamo in Esodo 13, 21.
Che cosa era, se non si tratta di un semplice mito, l'oggetto che
aveva di giorno l'apparenza di una colonna ( = cilindro) di nubi
e nottetempo quella di una colonna di fuoco, quello stesso oggetto
che dopo il passaggio del Mar Rosso scenderà sul Sinai («..,
tutto il Sinai fumava, perché il Signore vi era disceso in mezzo
al fuoco...») per consentire a Mosè di ricevere le tavole della
Legge?
Bisogna
onestamente convenire che la descrizione biblica può adattarsi agli
UFO tubolari che abbiamo prima ricordato ; e che le parole che leggiamo
in Esodo 19, 18 possono effettivamente evocare in noi, uomini del
vicino 2000, l'immagine dell'atterraggio di un'astronave.
Esaminiamo poi ad esempio uno dei non pochi passi dell'Antico Testamento
che apparentemente si adatta alle odierne apparizioni dei «dischi
volanti» : il libro del profeta Ezechiele.
La descrizione in questione, fatta da un israelita sbigottito e
terrorizzato del 593 a.C., evoca effettivamente in noi l'immagine
di qualcosa di diverso da una semplice visione mistica a carattere
soggettivo.
«Io
guardavo, ed ecco un vento tempestoso avanzarsi dal settentrione,
una grande nube che splendeva tutt'intorno, un fuoco da cui guizzavano
bagliori, e nel centro come lo splendore dell'elettro in mezzo al
fuoco. ..» (1, 4). «Nel mezzo» di questa vampata di
fuoco scesa dal cielo a breve distanza e al cui interno dunque sembravano
distinguersi dei bagliori metallici «apparve la figura di quattro
viventi, il cui aspetto era il seguente. Presentavano sembianze
umana... » (1, 5).
Sorvoliamo
sulla descrizione che Ezechiele ci dà di questi uomini (alati, e
con quattro facce) in cui parecchi esegeti hanno voluto ravvisare
una raffigurazione allegorica delle caratteristiche rilevate dal
profeta in questi «Angeli» (la faccia d'uomo, cioè, denoterebbe
la natura e l'apparenza umana; quella d'aquila, con le ali, si riferirebbe
alla loro provenienza celeste, ovvero alla loro capacità di volare;
quella di bue, con i piedi bovini, rivelerebbe la loro mitezza;
e infine quella di leone simboleggerebbe la loro forza), e vediamo
cosa altro egli scorge accanto a loro.
«Or,
guardando io quei viventi, vidi che sul terreno v'era una ruota
a fianco di tutt'e quattro. Le ruote e la loro struttura splendevano
come il crisolito: tutt'e quattro avevano l'identica forma, e sembravano
congegnate in modo come se fossero l'una in mezzo all'altra. Così
movendosi potevano andare verso quattro direzioni, senza voltarsi
nei loro movimenti. La loro circonferenza era di grande altezza,
e i cerchioni di tutt'e quattro erano costellati di occhi tutto
all'intorno ... » ( l , 15 -18).
In
questa semplicistica, ma precisa descrizione si è voluta ravvisare
una macchina volante di forma circolare munita di oblò (gli «occhi»)
della quale invano il profeta cerca, nei brani successivi, di descriverci
le caratteristiche tecniche. Fantasie? Forse.
Ma bisogna convenire che la successiva descrizione dei quattro esseri
che gli si avvicinano lascia sconcertati i lettori di Ezechiele
che si sforzano di vedere in essa una testimonianza storica e non
una semplice esperienza mistica.
«Sulle
teste di quei viventi» prosegue infatti il profeta ebreo
«vi era una specie di firmamento ( = volta), splendente come un
cristallo disteso sopra le loro teste... » (1, 22).
A questo punto, pur prescindendo dalle interpretazioni che vedono
nelle varie «ali» delle creature di Ezechiele (a proposito delle
quali il profeta ci parla, come traduce il Mezzacasa, di «rombo»)
delle apparecchiature di volo individuale, è ben difficile non pensare
ad un vero e proprio casco trasparente. Ezechiele si trovò dunque
di fronte quattro astronauti?
È quanto afferma nel suo libro E il cielo si aprì l'Ing.
Joseph Blurnrich della NASA, che ha addirittura ricostruito tecnicamente
l'«astronave di Ezechiele». E se torniamo al Pentateuco, ci troveremo
di fronte ad interrogativi non meno sconvolgenti.
Basta
leggere il Pentateuco per trovarsi di fronte ad interrogativi a
dir poco sconvolgenti : si pensi, ad esempio, alla famosa «arca
dell' alleanza» fatta costruire da Mosè in base alle precise e dettagliate
istruzioni fornitegli da Dio sul Sinai, oggi resa famosa dal popolare
film di Steven Spielberg "I Predatori dell'Arca perduta."
Come
Peter Kolosimo ci ricorda in Terra senza tempo (SugarCo,
Milano), «era fatta di legno d'acacia, rivestita d'oro all'interno
e all'esterno (il medesimo principio dei condensatori elettrici:
due conduttori separati da un isolante) e circondata da una ghirlanda
pure d'oro.
L'arca era posta in una zona secca, dove il campo magnetico naturale
raggiunge normalmente i 500-600 volt per metro verticale.
Forse conteneva pile analoghe a quelle trovate al museo di Bagdad:
la ghirlanda sarebbe servita, in questo caso, a caricare le pile
stesse o il condensatore.
La custodia dell'arca era affidata ai Leviti (ebrei della tribù
di Levi, addetti al servizio del tempio di Gerusalemme), i soli
che avevano diritto a toccarla; per spostarla 'passavano due stanghe
rivestite d'oro negli anelli' tanto che dalla ghirlanda al suolo
la conduzione avveniva per presa di terra naturale.
Il
condensatore (o la pila) si scaricava così senza pericolo per i
portatori. Isolata, l'arca s'aureolava talvolta di raggi di fuoco,
di lampeggi, e se un imprudente la toccava, dava scosse terribili,
spaventose per i profani ; si comportava esattamente come una bottiglia
di Leyda.
L'arca
degli Israeliti era dunque una macchina elettrica? A chi ritenesse
tale interpretazione fantasiosa o priva di fondamento ricordiamo
quanto è scritto nel 2° Libro dei Re (o 2° Libro di Samuele):
«Davide...
si levò e partì per trasportare l'arca di Dio...» (6, 1-1);
«Giunti che furono all'aia di Nacon, Oza stese la mano verso
l'arca di Dio e la sostenne, perché i buoi recalcitravano e l'avevano
fatta piegare. Il Signore si adirò grandemente contro Oza e lo colpì..,
ed egli morì in quel luogo presso l'arca di Dio... » (6, 6-7).
L'idea
che il malcapitato Oza sia rimasto fulminato da una forte scarica
elettrica non può certo essere scartata, dopo quanto abbiamo rilevato.
È comunque un fatto che l'arca ebbe un ruolo di primo piano, dal
punto di vista psicologico e militare oltre che da quello sacrale,
nella storia di Israele, e che i vari nemici della nazione ebraica
ne avevano un sacro terrore (Cfr. il 1° Libro dei Re, o 1° Libro
di Samuele, 3, 6-8: «Quando seppero che l'arca del Signore era
arrivata nell'accampamento, i Filistei si impaurirono e dissero:
Guai a noi ! Chi ne salverà dalla mano di questi Dei eccelsi? Questi
sono gli Dei che hanno percosso nel deserto gli Egiziani...»).
Ciò
non impedì peraltro che essa fosse distrutta nel 587 a. C. quando
Gerusalemme ed il Tempio furono rasi al suolo dal re assiro-babilonese
Nebucadnetsar II.
«I racconti relativi all'arca non sono immuni da una certa concezione
magica, con cui si descriveva la tremenda presenza di Dio»
rileva il «Dizionario Biblico» curato da Giovanni Miegge (Ediz.
riveduta e aggiorn., Feltrinelli, Milano, 1968) ; ma ciò non ci
impedisce di scorgere una spiegazione scientifica per molti dei
prodigi ad essa legati. Anche ammettendo quanto rileva Robert Charroux,
e cioé che Mosè avesse ricevuto dai sacerdoti egizi profonde nozioni
in fatto di fisica, chimica e meteorologia tali da dare ragione
di alcuni dei prodigi a lui attribuiti, restano senza risposta altri,
sconvolgenti interrogativi.
L'arca
santa sarebbe stata in effetti qualcosa di più di una semplice macchina
elettrica; dobbiamo infatti ricordare che «meno chiaro è il
significato del propiziatorio la cui descrizione (Esodo 25, 17-22;
37, 6-9) fa comprendere che non si tratta solo di un semplice coperchio...
» nota il «Dizionario Biblico» del Miegge «è il luogo da
cui Dio parla (Esodo 25, 22)... ».
Dice infatti il Signore a Mosè: «di lì Io darò i miei ordini;
di sul propiziatorio... ». In altri termini, Dio si rivolgeva
al suo popolo per mezzo dell'arca. Ciò non può non darci da pensare,
naturalmente; leggiamo infatti in Giudici 20, 27-28: «In quel tempo
l'arca dell'alleanza di Dio era colà... Consultarono quindi il Signore
e chiesero: «Dobbiamo un'altra volta muovere alla pugna...,
o astenercene?».
E il Signore rispose ad essi : «Salite, perché domani li darò
in vostra balìa».
Vi
è chi ha voluto vedere nel «propiziatorio» dell'arca un apparecchio
ricetrasmittente, a questo punto; ma sarebbe errato ritenere tale
interpretazione priva di una sua ragione d'essere e fondata solo
su una accesa fantasia.
L'
arca non era il solo oggetto costruito sulla base degli ordini ricevuti
da Mosè sul Sinai. Parliamo ad esempio, dei misteriosi Urim o Tummim.
«Sembra certo» ci viene spiegato nella «Sacra Bibbia» annotata da
G. Ricciotti «che fossero oggetti per mezzo dei quali si consultava
il volere divino... ma di che materia e forma fossero questi oggetti
è ignoto».
«Non si conosce la natura di tali oggetti, né l'esatto significato
delle parole ebraiche Urim e Tummim... » rileva il «Dizionario
Biblico» del Miegge.
«Forse si trattava di due pietre o dadi, di colore o forma differente,
o altrimenti contraddistinti».
È però, questa, una interpretazione forzata. Sempre secondo il «Dizionario
Biblico» del Miegge «il passo che ci illumina maggiormente circa
il loro uso è I Sam. 14: 36-46, e specialmente il v. 41 che nel
testo della Settanta suona così: E Saul disse:« O Dio d'Israele,
perché oggi non hai risposto al tuo servo? Se l'iniquità è in me
o nel mio figlio Gionathan, dà Urim; ma se tu dici così : l'iniquità
è nel tuo popolo Israele, dà Tummim. E Saul e Gionathan furono designati,
ma il popolo fu escluso ».
La
«Sacra Bibbia» annotata dal Ricciotti, invece, rileva che di questo
versetto, il 41, manca nell'origine ebraico il tratto precedente
le parole «E Saul e Gionathan... » che dovrebbe illuminarci
al riguardo. È semmai interessante il precedente versetto 37:
«Saul consultò il Signore dicendo: 'Debbo dare addosso ai Filistei?
Li darai tu nelle mani di Israele? Ma quel giorno Dio non diede
alcuna risposta... ».
Come ci conferma lo stesso «Dizionario Biblico», se si fosse trattato
di sorti o dadi, il responso «divino» ci sarebbe comunque stato,
in senso positivo o in senso negativo; ma in nessun caso ci si sarebbe
trovati di fronte ad un nulla di fatto.
Evidentemente,
il silenzio di Dio denota che, come l'arca dell'alleanza, anche
l'Urim e il Tummim «funzionavano» quanto e se Egli lo desiderava,
quali mezzi di comunicazione fra la Divinità e il Popolo Eletto.
L'Urim e il Tummim, la cui consultazione fu riservata al Sommo Sacerdote,
erano contenuti all'interno del «pettorale» del pontefice. Tutto
ciò, e il fatto che il Signore ordinò espressamente sul Sinai a
Mosè di ungere con un olio «santo» all'uopo preparato (Esodo 30,
25-28) gli oggetti del culto (il tabernacolo, l'arca, le varie suppellettili,
etc), ha fatto sì che non pochi abbiano ravvisato nell'arca e in
altri arredi sacerdotali dei sia pur rudimentali apparecchi circondati
dall'alone mistico del tabù.
Al
museo archeologico della capitale irakena (dove furono per anni
esposte prima che si capisse che cosa fossero) le famose «pile di
Bagdad», d'altronde, non erano state etichettate come «oggetti di
culto»? Oggi sappiamo che sono pile voltaiche «ante litteram» dell'epoca
dei Sassanidi. Prodotte e usate da chi?
A
questo punto non ci vuol molto, dopo avere ravvisato nella «colonna»
di nubi dell'Esodo un UFO, a concludere che il Dio di Mosè («Elohim»,
plurale di «Eloha» = Dio è la forma più usata nel Pentateuco ; cioè,
letteralmente «gli Dei». Perché mai questo plurale? ) ed il suo
culto monoteista fu imposto agli Ebrei da esseri in possesso di
una tecnologia superiore evidentemente originari di altri mondi.
Che dire in proposito?
Dobbiamo
dunque concludere che gli Angeli sono creature di altri mondi e
non i puri spiriti che la Chiesa, anche se non in termini dogmatici,
ci ha insegnato ad onorare come tali?
Dal
canto nostro possiamo solo invitare alla cautela o alla prudenza.
Vi sono seri indizi che sembrano documentare effettivamente l'ingerenza
di esseri che potremmo chiamare, nel senso etimologico del termine,
«extra-terrestri» (cioè provenienti da «altrove»), nella storia
della Religione e nelle antiche mitologie; ma questo non deve portarci
a conclusioni estreme, appunto perché per il momento abbiamo ancora
solo degli indizi, delle brillanti deduzioni, delle affascinanti
ipotesi: ma ben pochi fatti concreti.
Chi non è credente può pure identificare gli Angeli biblici, alla
stregua di altre divinità, con dei visitatori extraterrestri poi
divinizzati; tanto più che gli elementi a suffragio di tale tesi
non mancano. Dalla Genesi (6, 1-2) agli Apocrifi o allo storico
ebreo Giuseppe Flavio :
«Quindi
si rendettero Dio nemico; dappoiché molti angeli di Dio, permischiatisi
colle donne, superbi figli ne generarono, e disprezzatori d'ogni
onestade alla fidanza che avevano nel loro potere. Imperciocché
di costoro si narra, che osassero far ciò, che da' Greci si scrive
aver fatto i giganti». (dal Libro I, Cap. ITI, delle sue «Antichità
Giudaiche»).
Il
che non lascia dubbi sulla natura biologica di certi «Angeli di
Dio», evidentemente ben fisici.
Un autore popolare come il compianto Peter Kolosimo ammonisce senza
timore i propri lettori che «l'Uomo è un anello di una catena
evolutiva iniziata altrove nel cosmo e continuata poi sulla Terra»,
riportando la specie umana in una dimensione cosmica; quella stessa
dimensione che la teoria di Darwin secondo la quale l'umanità deriverebbe
dalle scimmie antropoidi - sempre avversata dalle Chiese cristiane
- le aveva precluso.
Il
credente, dunque, nulla ha da temere da questa sconvolgente prospettiva;
come pure da quella che l'Angelologia convenzionale - in un'epoca
in cui l'Uomo, ponendo piede su un altro mondo, è di fatto divenuto
anch'egli un angelo ( = messaggero, inviato ; dal greco «Anghelos»)
- debba essere riveduta. Il dogma non ne risentirebbe affatto in
realtà.
Oggi
è certo sconcertante scorgere dei «dischi volanti» o qualcosa di
analogo in molti esempi di iconografia religiosa: sono fatti che
è impossibile ignorare o disconoscere, al di pari di precisi fenomeni
associati a certune manifestazioni mariane moderne e attuali, in
cui aspetti comuni alla fenomenologia ufologica sembrano presentarsi
in tutta la loro inquietante evidenza. Tutto ciò comporta inevitabilmente
il rischio di sconfinare in campi che nulla hanno a che fare col
problema stesso, o che possono fuorviare le nostre ricerche.
Occorre
dunque cautela e prudenza nell'indagine, unendo nel contempo a queste
qualità una buona dose di entusiasmo e di pazienza; eviteremo così
delle delusioni ed il rischio di prendere dei grossi granchi.
Per
concludere, ricordiamo la massima biblica «niente di nuovo avviene
sotto il sole» (Eccl, 1, 9); ma ricordiamo anche quanto è scritto
nel Vangelo di Matteo (7, 15-16) : «Guardatevi dai falsi profeti...
dai loro frutti voi li riconoscerete... ».
Questo vuole essere un invito a procedere in questa indagine affascinante
che abbiamo voluto, con queste considerazioni, solo stimolare; non
temano i cattolici le conseguenze dell'approfondimento di questa
ricerca delle relazioni intercorrenti fra il problema UFO da un
lato e la religione e la mitologia dall'altro. Tengano presente
il pensiero della Chiesa al riguardo e non temano la verità, quale
sia.
tratto
da Il Giornale dei Misteri n. 207/208 del 1989 - articolo
di Roberto Pinotti
5
|