Misteri d'Italia
Il fantastico "Occhio di Pennino"

 

I romani chiamavano Alpis Graia l'attuale Colle del Piccolo Gran San Bernardo, dove l'omonimo Santo fondò un ospizio intorno all'anno 1045. Proprio nella sommità del Colle, presso il valico, si può notare un'antica colonna isolata alta quatro metri, priva di base e capitello, chiamata Columna Jovis, non lontana dai resti del Santuario dedicato al culto di Giove.

Secondo le tradizioni, proprio sulla cima di questa colonna, dove ora c'è la statua di San Bernardo, 1886, si trovava fin dal medioevo un enorme cristallo di colore rosso fuoco.

Questa grande pietra era chiamata appunto Occhio di Giove o Occhio di Pennino, in riferimento ad antichissimi culti celtici.

La gemma sembra abbia avuto magici poteri, come quello, se fissata con lo sguardo, di guarire gli infermi, a patto che non se ne divulgasse il segreto.

Secondo la leggenda popolare la colonna e la gemma erano simbolo di potere demoniaco e furono distrutte proprio dal Demonio, quando il segreto fu svelato, e dopo che San Bernardo, avendolo vinto sul Monte Giove, si era messo in viaggio per andare anch'egli a distruggerla.

Piuttosto curiosamente esistono altri esempi similari di gemme e colonne, come nei Carpazi, dove sulla Torre del Karfunkel, a 2130 m di altezza, splendeva una gemma che mandava luce fin alle valli vicine, e che scomparve nelle acque del lago sottostante.

Sorprendentemente, di globi luminosi posti su colonne presso città perdute nella giungla hanno parlato anche i primi esporatori di alcune remote regioni del globo: nel 1601 Barco Centenera scoprì nel Mato Grosso, Brasile, una zona archeologica chiamata El Gran Moxo, fra le rovine si ergeva una colonna culminante in una sfera che emanava luce senza interruzione.

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